sorrento


SORRENTO


Città greco-osca, forse fenicia, in seguito romana, Sorrento seguì la sorte di Roma fino alla sua caduta. Nell'alto Medioevo repubblica (citata tra le più importanti città marinare del Mezzogiorno), poi sottoposta al ducato napoletano se ne distaccò nel sec. XI.
Il processo storico che portò alla costituzione del Ducato di Sorrento rientra nella logica evolutiva del particolarismo comune tanto ai possedimenti bizantini (Napoli, Gaeta, Amalfi e Sorrento), quanto a quelli longobardi (Benevento, Salerno e Capua) dell'Italia meridionale. Il ducato sorrentino, che abbracciava tutta la penisola dal Sarno alla Campanella, ebbe una certa risonanza dovuta soprattutto alla diffusione delle industrie delle costruzioni e delle forniture navali, al commercio marittimo e alla produzione di frutta e di vino. La classe politica sorrentina era però costituita da un'aristocrazia che basava il proprio potere sulla proprietà fondiaria; il settore del commercio marittimo rimaneva ristretto all'attività di piccoli commercianti locali. Pertanto Sorrento non divenne mai una potenza marinara.
Anche la creazione dell'Arcivescovado avvenne con ogni probabilità in seguito al formarsi del Ducato. Quest'ultimo fu sottoposto per un certo periodo al duca longobardo di Salerno (1039). Riacquistata l'indipendenza (1052) con l'aiuto normanno, ne accettò la protezione legando sempre più la propria politica a quella del duca di Capua, insieme al quale fu travolto nella guerra contro l'altro duca normanno Ruggero Il d'Altavilla (1133 o 1134).
A Sorrento, che prima della conquista godeva di un proprio governo, fu garantita una maggiore autonomia. Infatti la città non fu data in feudo ad alcun nobile e anche se dovette rinunciare all'indipendenza politica, poté conservare i privilegi aristocratici e il controllo dei Casali (Massa, il Piano e Vico).
Ai primi del sec. XIV (forse nel 1319) nella città avvenne un fatto di sangue che portò alla scissione della nobiltà più antica in due Sedili, con la costituzione, in contrapposizione all'originario Sedile di Porta, del Sedile di Dominova. Il prestigio dei Sedili di Sorrento andò al di là della ristrettezza regionale, arrivando anche a contendere nel periodo spagnolo alcuni privilegi alla stessa capitale Napoli.
Un evento rilevante nella storia della città fu la tragica invasione turca del giugno 1558, per i saccheggi che vi furono e per la gran quantità di popolazione che fu uccisa o portata schiava a Costantinopoli. L'invasione turca affrettò l'opera di rifacimento delle mura cittadine che fu completata nel 1561.
Lunghe furono le lotte sostenute dalle popolazioni contadine dei Casali e dei paesi limitrofi, sottoposti da secoli ai soprusi dei patrizi sorrentiiii, per ottenere l'autonomia. E' in questo contesto che si colloca la rivolta del genovese Giovanni Grillo (1 648). Sfruttando una serie di contrasti secolari con la nobiltà locale, il Grillo riuscì ad unire i popolani del Piano e i contadini della stessa Sorrento guidando un infruttuoso assedio che durò quattordici mesi.
Nell'età della Controriforma la vita artistica e sociale della città "patrizia" decadde in uno stucchevole arcaismo: sorsero varie accademie e si diffusero innumerevoli ordini monastici, tanto da dare a Sorrento una marcata impronta conventuale. Al contrario lo sviluppo "borghese" del Piano e degli altri paesi vicini ne favorì l'evoluzione economica e sociale.
Nel primo periodo borbonico si andò intensificando l'attività marinara e la pesca del tonno, fiorente fino agli inizi del sec. XX. Con il ritorno dei Borboni dopo la tragica rivoluzione del 1799, i Sedili nobiliari venivano aboliti e il Piano nel 1808 e Meta nel 1819 ottennero l'autonomia.
Dopo l'Unità anche S. Agnello si rese autonoma (1865), mentre Sorrento subiva il "risanamento edilizio" che ne cambiò l'antico aspetto.
Nei primi anni del sec. XIX l'industria della tarsia del legno andò sostituendo progressivamente la più antica (sec. XVI) industria della tessitura della seta. Anche l'agricoltura si andò sviluppando al punto che assunse ai primi del '900 le caratteristiche di una vera e propria attività industriale e commerciale, con la coltivazione intensiva degli agrumi, la trasformazione dei prodotti zootecnici e le esportazioni, portando alla istituzione a Sorrento della Facoltà di Agraria.
1 periodi più recenti hanno visto la progressiva, e in alcuni casi assai intensa (intorno agli anni sessanta) l'estensione dell'attività turistica che è diventata in breve il settore di punta dell'economia cittadina.


Alcune note di topografia
La fondamentale caratteristica topografica della città di Sorrento è la sua disposizione su di un blocco tufaceo a pareti ripide. Ciò deve aver determinato la stessa scelta del luogo per i primi insediamenti. Il mare a nord e i profondi burroni circostanti sugli altri lati hanno infatti delimitato naturalmente, per molti secoli, la città antica (si osservino le carte del XVIII sec. del Pacichelli, del Coronelli e del Parrino).
Ciò significa che il centro antico, di origine greco-osca, ha all'incirca coinciso con 'l'area compresa nella cinta muraria cinquecentesca (1551 - 1561) ancora oggi diffusamente in vista.
Tale affermazione è documentata da un lato dall'esistenza della porta antica (pre-romana) alcuni metri al di sotto dell'attuale porta di "Parsano Nuova" e degli elementi di struttura muraria isodomica di origine greca presenti in località "Sopra le Mura"; d'altro canto è confortata dai consistenti lineamenti di impianto urbano ippodameo (cioè un sistema di planimetrie regolari, con la sistemazione dei terreni accidentati) che ancora oggi si possono osservare nonostante le alterazioni prodotte dall'espansione edilizia.
La città è attraversata da una serie di strade longitudinali e trasversali di circa tre metri di larghezza (decumani e cardini, secondo la dizione dei Romani, e primitivamente in numero di otto, come dalle ricerche archeologiche di Mingazzini e Pfister) che si intersecano ad angolo retto dividendo la città in INSULAE, ciascuna di circa settanta metri per cinquanta. 1 blocchi corrispondenti alle originarie INSULAE erano concepiti come integrazione armonica e funzionale dei manufatti, dotandoli di ampi spazi verdi necessari anche a risolvere il problema dell'angustia e della scarsità di luce nell'ambiente antico.
Tali caratteri e modelli, nonostante le consistenti variazioni altimetriche intervenute, le varie stratificazioni, il carattere conventuale assunto dalla città etc., sono rimasti in gran parte integri fino al 1860-70.
Infatti, compiuta nel 1840 la nuova strada (attuale SS. 145) che gira intorno a Scutolo sostituendo la storica mulattiera Seiano-Meta, nel 1866, con la realizzazione di via Duomo (attuale Corso Italia) e via De Maio alla Marina Piccola, si dava avvio ad una fase di modifica e di alterazione profonda del vecchio impianto (vedere la carta del Cangiano del 1855, unica descrizione planimetrica della città prima delle trasformazioni ottocentesche). Via Duomo costituiva infatti la prosecuzione della strada Nazionale nel centro cittadino, che veniva sventrato determinando un ampio processo di urbanizzazione e la conseguente eliminazione delle aree verdi e dei giardini del centro, con una modifica degli stessi connotati della struttura urbana.
La città sembra oggi essere sorta e sviluppata attorno a questa strada, perdendo quindi buona parte dell'immagine di "compatto e chiuso aggregato urbano", ricco del rigoroso equilibrio delle INSULAE.
Analogo carattere ha il più limitato intervento sulla via per Marina Piccola che ha tagliato l'antica tortuosa gradinata che richiama le scale fenicie di Capri, di epoca greca.
Questi primi rilevanti interventi hanno fatto da trampolino all'intenso sviluppo avutosi dopo la seconda guerra mondiale in relazione alle attività turistiche. Dal 1960 in poi Sorrento ha subito una massiccia crescita, specie in direzione della collina, con la stesura di via degli Aranci e la costruzione aggregati.



Via della Pietà
Sul tracciato di un decumano del vecchio impianto ippodameo si snoda via della Pietà, la più significativa strada urbana per l'edilizia civile. Infatti, anche se essa si presenta apparentemente come un vicolo (dopo la stesura dell'ampio Corso Italia), ospita notevoli opere architettoniche, tra cui Palazzo Veniero, Palazzo Correale e la Loggia di vico Galantario.
Palazzo Veniero, nonostante l'attuale stato di abbandono e le alterazioni subite, costituisce con l'organico sviluppo del motivo decorativo "tufo giallo-tufo grigio" una testimonianza importante del gusto tardo-bizantino e arabo. L'opera risale al sec. XIII, periodo in cui tali elementi stilistici trovano ampia diffusione nell'architettura religiosa e civile del Mezzogiorno, così come per il portale della chiesa dì S. Antonino. La facciata, alterata in parte dalla muratura delle finestre, propone un modello decorativo di una singolare organicità e continuità compositiva, con tre aperture ad arco per ogni piano, delimitate da ampie fasce in tufo giallo e grigio, e con rotonde formelle con al centro preziose "patere maiolicate".
Il vicino Palazzo Correale del sec. XIV presenta un carattere completamente diverso, che evidenze, secondo l'influsso della moda catalana, maggiormente il dettaglio architettonico e scultoreo che l'insieme. La facciata associa bifore di varia forma e disegno, in forme ricorrenti anche in altre parti della città (la bifora di S. Maria delle Grazie). Oggi ne ammiriamo soltanto tre intatte: due a sesto acuto, con al centro lo stemma della famiglia Correale; la terza, detta "a punta di noce", differente dalle altre, è sul modello "gotico-fiammeggiante". Il portale (elemento architettonico variamente diffuso nella città) può essere definito "a corona" per il suo arco depresso dentro un inviluppo rettangolare. Il palazzo apparteneva ancora a questa famiglia nel 1567, ma fu acquistato nel 1610 dall'abate De Persio per fondarvi un ritiro per orfanelle intitolato a S. Maria della Pietà. La chiesetta attigua al monastero è di stile barocco e ad una sola navata.
La loggia di vico Galantario, con il piccolo edificio di cui è parte, è un raro esempio di architettura dell'età aragonese che risente dell'influenza dei maestri toscani che operarono a Napoli nella seconda metà del sec. XV.

Cattedrale di Sorrento - Via Corso Italia
Prima del sec. XI la chiesa più importante della città era quella di S. Renato, situata fuori dalle mura (nei pressi dell'attuale cimitero, dove ancora se ne osservano le parti superstiti) e annessa ad un'abbazia. Nel 1821, caduto in abbandono quel complesso di edifici per l'abolizione degli ordini religiosi, le reliquie vennero trasportate nell'odierna Cattedrale.
Il Duomo di stile romanico risale al principio del sec. XV e subì vari interventi di restauro e modifiche a partire dal sec. XVI sino al rifacimento della facciata nel 1924. In passato la porta principale della chiesa era il portale rinascimentale (1474) che ora affaccia sul Corso Italia.
La chiesa, molto ricca, ospita tra l'altro tele di Oronzo e Nicola Malinconico, di Giacomo del Pò e di altri artisti della scuola napoletana del '700; un trono arcivescovile di marmi scelti (1573); un pulpito marmoreo della stessa epoca ed un coro ligneo ed un organo del '900, entrambi opera originale degli artigiani sorrentini. Più significativi da un punto di vista storicoartistico sono infine i plutei, gli amboni ed i bassorilievi conservati al Museo Correale di Sorrento, al Museo Barocco di Roma e al Metropolitan Museum di New York, testimonianza della importanza della diocesi sorrentina nel Medioevo.


Chiesa dei Servi di Maria - Via Sersale
La chiesa è sorta sull'antica cappella di S. Barnaba donata nel 1722 dall'Arcivescovo Filippo Anastasio alla Congregazione dei Servi di Maria, fondata nel 1717, che riuniva i fanciulli nobili sorrentini per avviarli alle pratiche religiose. I lavori di ampliamento, finanziati da Antonino Sersale, furono completati nel 1772.
La chiesa, in stile barocco, è ad una sola navata e vi si accede attraverso una scala marmorea a due braccia ricavata dall'antica cappella di S. Barnaba. In una nicchia posta sul lato destro della chiesa è conservata un'importante statua lignea del Cristo Morto di autore ignoto. Essa viene portata in processione nel giorno dei Venerdì Santo dai Confratelli incappucciati e vestiti di nero ed è seguita dalla Madonna e dal tradizionale coro del Miserere.
Di grande interesse sono anche le tele di Carlo Amalfi; le piccole sculture lignee della Madonna e S. Giuseppe (unici esempi di pastori del '400); due quadri di Francesco de Santis; un affresco del De Mura ed alcune statue in stucco del Vaccaro appartenenti alla chiesa di San Catello, antica sede della Congregazione, demolita nel 1868 in seguito alla realizzazione del Corso Italia.


Sedil Dominova - Piazzetta Sedil Dominova, Via San Cesareo
L'organizzazione amministrativa di Sorrento si articolava nel '500 in una ripartizione dell'abitato in due Sedili.
Essi erano "edifici in forma quadrangolare con ampi ingressi laterali, nei quali i nobili convenivano per intrattenervici e i delegati di costoro discutevano gli affari pubblici".
Il Sedil Dominova è l'unica testimonianza rimasta in tutta la Campania degli antichi sedili nobiliari. E' una costruzione del sec. XVI e la sua fondazione e denominazione derivano dall'iniziativa di alcuni patrizi del più antico Sedile di Porta, situato all'angolo sud-ovest di via S. Cesareo, ancora oggi parzialmente osservabile.
E' formato da due arcate in piperno che lasciano scoprire l'interno della cupola e i muri di fondo con affreschi del '700 riproducenti architetture in prospettiva. Da ciò è evidente la discontinuità stilistica degli elementi compositivi. I pilastri e le arcate polistili, con i loro capitelli, sono di gusto arcaicizzante e non hanno alcun rapporto formale con la classica cornice di coronamento.
La cupola seicentesca è formata da embrici maiolicati di colore giallo e verde, secondo il gusto espresso nelle cupole delle chiese.
La piccola sala interna ha raccolto in passato le antiche iscrizioni marmoree che sono state successivamente trasferiti al Museo Correale.
Nello stesso museo è anche conservato un dipinto del Duclére, dove è raffigurato il pittoresco largo del Sedil Dominova con al centro una fontana a forma di pilastro. Oggi la fontana non esiste più, ma è ricordata nel nome "Schizzariello", che ancora si dà comunemente alla piazzetta del Sedile.


Chiesa dell'Addolorata - Via San Cesareo
Quattro anni dopo la fondazione della Congregazione dei nobili della SS. Vergine dei Sette Dolori (1728), sulla strada più importante di Sorrento, via S. Cesareo, i nobili sorrentini dei sedili di Porta e Dominova ordinavano lavori di costruzione di una nuova chiesa dedicata alla Addolorata, che terminarono nel 1739.
L'interno della chiesa è a pianta centrale, con una scodella ellittica al posto della cupola e quattro volte a botte. Le pareti sono abbellite da stucchi barocchi e il pavimento è in mattoni rossi, con disegni maiolicati del '700 napoletano. Nelle due cappelle laterali sono due tele di Carlo Amalfi del 1769 raffiguranti la Sacra Famiglia e la SS. Trinità in Gloria e due singolari altari in tufo locale. Il loro aspetto deriva dalla liberazione del tufo dalle sovrapposte pitture che davano un'immagine marmorea agli altari. Sull'altare maggiore in marmi policromi è posta una statua lignea settecentesca riproducente la Vergine Addolorata. Anche la facciata è in tufo e conserva le eleganti linee del barocco settecentesco.


Chiesa dell'Annunziata
L'origine di questa chiesa è anteriore al 1341. Essa sorge su un antico tempio dedicato alla dea Cibele, come è testimoniato dall'ara omonima del sec. 1 d.C., rinvenuta presso la chiesa ed ora conservata al Museo Correale.
La tradizione vuole che la chiesa sia stata edificata e dedicata all'Annunciazione della Vergine Maria dalla nobile famiglia Sersale (1 133). Dopo i primi ampliamenti del 141 1, essa, anche per i danni causati dal terremoto del 1695, subiva notevoli cambiamenti architettonici (1714).
Nel 1768 il cardinale di Napoli A.Sersale faceva edificare a proprie spese la severa facciata in tufo con portico e lo stemma della sua famiglia fu posto al centro dell'arco di ingresso.
La chiesa è ad una sola navata, in stile barocco. Le pareti sono coperte da marmi policromi, mosaici e stucchi. 1 sei altari laterali appartenevano a diverse famiglie patrizie sorrentine che vi vantavano diritto di sepoltura. Il soffitto è interamente dipinto su tela ed ha al centro un grande quadro di F. Andreoli del 1700. Ricordiamo tra le altre, la tela raffigurante la deposizione di Cristo dalla Croce e quella della Annunciazione, del pittore sorrentino P. Di Maio.


Chiesa dei SS. Felice e Bacolo - Via Tasso
Comunemente conosciuta come chiesa del SS.Rosario, sorse probabilmente sotto l'impero di Costantino Magno (610) sui resti di un antico tempio pagano chiamato Paritheon e fu cattedrale di Sorrento dal sec. XII al sec. XV.
La chiesa fu consacrata dapprima a S. Felice vescovo di Nola e poi anche a S. Bacolo, dopo che, per le continue apparizioni di fantasmi e demoni che spaventavano i sorrentini, gli stessi vi avevano traslato i resti di quel santo fino ad allora posti nelle mura della città, a sua difesa. Nel 1651 divenne sede della Congrega delle anime del Purgatorio, i cui membri dovevano appartenere per tradizione alle famiglie patrizie iscritte al Sedile di Dominova. Nel 1834 la Congrega contava ormai pochissimi affiliati e pertanto la chiesa fu concessa alla Confraternita del SS. Rosario, precedentemente ospitata nella chiesa di S. Vincenzo. Nel trasferimento i confratelli portarono via l'attuale altre maggiore, la statua lignea della Vergine del Rosario, l'organo, marmi preziosi e quanto di asportabile vi si trovava.
La chiesa è ad una sola navata, con un'abside molto ampia e due altari laterali, di cui uno fu concesso nel sec. XVIII alla nobile famiglia Donnorso. Il soffitto è interamente ricoperto da una grande tela raffigurante la SS. Trinità.


Chiesa e Monastero di S. Paolo - Via Tasso
La chiesa è annessa all'antico monastero delle monache benedettine di S. Paolo che risale almeno al IX secolo.
Saccheggiato dai turchi nel 1558, il complesso fu variamente modificato nel corso dei secoli e consistenti, interventi dì restauro furono eseguiti nel 1731 dopo un terremoto, imprimendo alla costruzione un carattere settecentesco ancora evidente nel chiostro, nelle superstiti logette delle celle, nel parlatoio e nella stessa chiesa barocca.
Nella facciata della chiesa rimasta incompleta, si riscontra un uso della colonna murale unico per il suo stile che richiama e rielabora motivi michelangioleschi.
Costituita da una sola navata con volta a botte e lunette, è ricca di decorazioni, stucchi, tele del settecento ed un pavimento di maiolica su un fondo di cotto.
Da richiamare infine il piccolo campanile belvedere e la cupola maiolicata secondo le linee della cupola della chiesa dì S. Marcellino in Napoli.


Basilica di S. Antonino - Piazza S.Antonino
L'origine della basilica sembra riconducibile al sec. XI, anche se già verso il sec. IX esisteva in quel luogo un oratorio dedicato a S. Antonino. Nel 1378 fu istituita presso la chiesa la Confraternita dei Battenti; più tardi, nel 1608, fu concessa ai Padri Teatini. La basilica fu restaurata da questi ultimi secondo i canoni della Controriforma. Essi riedificarono completamente la facciata con portico e campanile nelle linee ancora oggi riscontrabili e costruirono la casa religiosa con orto e discesa a mare, attualmente Casa Comunale.
La chiesa , nonostante i rifacimenti e i restauri attuati tra il '700 e l'800 (ad esempio il consistente addobbo settecentesco di stucchi), ha conservato l'impianto basilicare a tre navate, con pianta a croce latina. Presenta diversi elementi di spoglio, come i fusti delle colonne provenienti probabilmente, per la loro particolare uniformità, dal portico di una delle molte ville romane presenti nella zona di Sorrento.
Sono da ricordare le due tele di Giacomo del Pò, che descrivono la peste del 1656 e l'assedio della città da parte delle popolazioni dei Casali guidate dall'agitatore genovese Giovanni Grillo (1648), e la tela al soffitto di autore ignoto raffigurante S. Antonino nell'atto di liberare dal demonio la figlia del principe Sicardo.
Interessante è il presepe del '700 della scuola del Sammartino, dono del poeta sorrentino Saltovar, e il portale meridionale ' di forme bizantino-romaniche risalente al sec.X. Esso è fiancheggiato da due colonne marmoree di giallo antico, con capitelli corinzi che reggono un architrave formato da un avanzo di cornicione della stessa epoca che fa da sostegno ad una lunetta al cui centro è una croce reca. L'alternarsi dei colori del tufo giallo e grigio sono un richiamo eloquente a quella diffusa tarsia di influsso bizantino e arabo che si riscontra in vari monumenti campani e del Mezzogiorno e di cui questa di Sorrento è una delle testimonianze più antiche. Queste e le altre decorazioni in tufo, non visibili dalla strada e poste sul lato meridionale, danno un'idea di quello che doveva essere l'aspetto primitivo della facciata.


Chiesa e Chiostro di S. Francesco - Via V.Veneto
L'esistenza di un monastero situato accanto all'oratorio di S. Martino risale alla prima metà del sec. VIII. Questo monastero, prima di passare nel 1500 ai PP. Francescani, è stato la casa religiosa delle monache benedettine e successivamente dei padri conventuali.
La storia di questo monumento medioevale è messa in evidenza dalla discontinuità di forme che si può osservare nell'architettura del chiostro. 1 primitivi e rozzi archi incrociati di tufo, su due lati del portico, espressione stilistica del tardo trecento, sono stati sostituiti sugli altri due lati da archi tondi su pilastri ottagonali. Sui capitelli di questi ultimi si nota l'emblema delle famiglie Sersale e Nobilione, che probabilmente hanno contribuito alla sistemazione del chiostro. Da notare infine la presenza di vari elementi di spoglio provenienti da templi pagani, come le tre colonne di angolo riusate funzionalmente.
Accanto al convento è situata la chiesa di S. Francesco. Essa risale al 1500, anche se è stata interamente riedificata agli inizi del sec. XVIII in seguito ai gravi danni subiti nel terremoto del 1688.
L'attuale facciata, in marmo bianco, fu costruita nel 1926, in occasione del settimo centenario della morte di S. Francesco.
Entrando nella chiesa si può ammirare, nella prima delle tre cappelle di destra, una statua in legno raffigurante S. Francesco con il Cristo Crocifisso, che fu donata intorno alla metà del sec. XVII dalla famiglia Vulcano. Nella prima delle tre cappelle di sinistra si può invece notare uno squarcio di una colonna tufacea che faceva parte della vecchia costruzione. Più evidenti e significativi sono gli elementi architettonici in tufo del sec. XIV portati alla luce durante i recenti lavori di restauro ad una piccola sala annessa alla chiesa: un arco sorretto da colonne che terminano in capitelli ricchi di decorazioni floreali.


Chiesa e Monastero di S. Maria delle Grazie - Via S.M.delle Grazie
La chiesa, con l'annesso monastero domenicano, fu fatta erigere dalla nobile sorrentina Bernardina Donnorso nel 1566.
Un porticato sormontato da un arco fa da accesso al tempio. La parte superiore del portale d'ingresso è arricchita da un bassorilievo di ispirazione toscana. Il coro delle monache posto all'interno è un'opera del '600. Dello stesso periodo sono le tribune e le "gelosie" in 'legno che si trovano lungo la navata.
La chiesa è ad una sola navata, in stile barocco, interamente ricoperta di marmi policromi intarsiati e scolpiti. L'altare è sormontato da una tavola di Silvestro Buono Iuniore del 1582 raffigurante la Madonna delle Grazie con gli angeli, S. Giovanni Battista e S. Domenico nell'atto di presentare alla Vergine la fondatrice del monastero. Lungo la navata vi sono quattro piccoli altari tutti dello stesso stile.
Notevole è il pavimento maiolicato, specie quello dell'abside, ricco di motivi floreali su smalto bianco "vetrizzato". Il monastero è ricco di paramenti sacri, ricamati dalle monache.


Cisternoni di Spasiano - Corso Italia
Prendono il nome dai signori che furono proprietari di quegli orti nel sec.XVII, ma furono costruiti in epoca romana, insieme all'acquedotto che li alimentava, detto del Formiello. Acquedotto che nasceva a Piano di Sorrento e sviluppatosi per una lunghezza di circa cinque miglia.
I Cisternoni di Spasiano, per la loro importanza e le dimensioni sono una testimonianza dello sviluppo raggiunto dalla città in età augustea, quando le terre della Penisola sorrentina furono assegnate ai veterani e sulla costa sorsero numerosi e ampi complessi residenziali.
Oggi rimangono due cisternoni: il primo formato da nove "concamerazioni", ancora utilizzato per l'alimentazione idrica di Marina Grande e Marina Piccola; l'altro di dieci "concamerazioni", in stato di completo abbandono.
Di notevole capacità, è un'opera laterizia a forma di parallelogramma con volte a botte e rivestiti all'interno di una malta durissima, furono certamente restaurati sotto Antonino Pio, come risulta dal ritrovamento di un'iscrizione scolpita su una fistula acquaria di piombo, conservata oggi presso il Museo Correale.


Chiesa del Carmine - Piazza Tasso
La cappella laterale della chiesa ospita la tela del Martirio di tredici cristiani sorrentini, di autore ignoto del 1600, che ricorda l'origine di questo tempio eretto nel 230-240 d.C., quando a Sorrento si ebbe una persecuzione contro i cristiani.
Accanto a tale cappella fu costruita verso il 1572, ad opera dei Padri Carmelitani, una chiesa più grande con campanile, dedicata alla Madonna del Carrnelo; l'annesso palazzo fu adibito a convento per i monaci.
La costruzione in stile barocco, con interessanti stucchi del tardo settecento, è ad una sola navata. Nell'abside, lungo le pareti della chiesa e sotto il soffitto si trovano una serie di tele di maestri della scuola napoletana del '700, fra cui Avellino e Cingeri.
Nel corso di recenti restauri ai pilastri dell'arco centrale della. facciata sono venute alla luce alcune colonne romane.


Porta di Marina Grande
La Porta della Marina Grande è stata probabilmente sino al sec. XV l'unico accesso alla città dal mare (lato nord-occidentale).
Nonostante i rifacimenti e le modifiche subite, conserva gran parte dei lineamenti dell'antica porta greca cioè l'apparato isodomico con "l'adesione perfetta" dei blocchi e la loro sistemazione alternata agli angoli. Interessante è la pianta a doppia porta che segue la curva della salita. Sono visibili inoltre tratti delle mura fiancheggianti la via che dall'esterno conduceva alla porta.
Il monumento è inoltre legato all'invasione dei Turchi del 13 giugno 1558 i quali, secondo la tradizione, attraverso la Porta della Marina Grande aperta da uno schiavo della famiglia Correale, entrarono nella città e la saccheggiarono.


Le antiche mura - Largo Parsano, Via degli Aranci
Della cinta difensiva greca rimane la murazione esistente sotto il piano stradale della Porta Parsano Nuova e visibile attraverso una grata. 1 resti della Porta meridionale della Sorrento antica furono portati alla luce nel 1921 e attribuiti erroneamente da una lapide all'età della colonia di Augusto (mentre nel periodo romano rimasero in uso le mura di epoca greca). Un altro rudere di dimensioni molto limitate della murazione greca, oltre la Porta della Marina Grande, è il piccolo tratto (poco più di 3 m. di altezza e di larghezza) della cortina occidentale portato alla luce nel 1933 in località via Sopra le Mura.
La città romana si sovrappose all'insediamento greco conservandone la pianta urbana e la stessa cinta muraria a grossi blocchi isodomici. Queste mura rimasero a difesa di Sorrento durante tutta l'epoca medioevale resistendo a vari assedi.
Il rifacimento di esse iniziò nel 155 1, dopo che le guerre combattute tra angioini e aragonesi avevano irreparabilmente danneggiato la cinta muraria, e fu completato soltanto nel 1561 dopo che la tragica invasione turca del tredici giugno 1558 aveva convinto i sorrentini ad acceleiare i lavori.
Le mura vicereali furono eseguite in filari quasi regolari di tufo protetti dall'intonaco, con un marcapiano che si sviluppa orizzontalmente per tutta la loro lunghezza. Esse mantenevano il percorso della cinta difensiva greco-romana distaccandosene lievemente solo in qualche tratto.
Prima delle modifiche intervenute recentemente, le mura vicereali cingevano la città in tutti i suoi punti e gli unici varchi o Porte erano posti all'altezza del decumano massimo e del cardine massimo e sui percorsi che conducono alle due marine. Esse sono 19uiiico esempio rimasto nell'Italia meridionale di cinta muraria dell'epoca vicereale. li tratto più esteso che ne rimane è quello sul lato meridionale che va dalla strada di Marina Grande a Porta Parsano Nuova e da qui ai resti del Bastione di Piano posto alla estremità delle mura orientali interamente demolite nel 1866 per le opere di allargamento di Piazza Tasso. Un altro tratto di mura di circa 100 m. con due piccoli bastioni si trova al dì sotto di via Sopra le Mura, a strapiombo sul vallone occidentale e sulla Marina Grande.


Casa di Cornelia Tasso - Via S.Nicola
Anticamente di proprietà della nobile famiglia Sersale e sita nell'attuale via S. Nicola, divenne dimora di Cornelia, sorella del Tasso, in seguito al matrimonio con Marzio Sersale (1558). In questa casa il poeta abitò nel 1577.
A sinistra del palazzo fu costruita una cappella gentilizia dedicata a S. Nicola di Bari (da qui il nome dato alla strada).
E' rilevante per i suoi balconi scolpiti con motivi pugliesi e siciliani. Sul portone d'ingresso si può osservare lo stemma dei Sersale.


Museo Correale di Terranova
Fu costituito agli inizi di questo secolo dalla famiglia Correale. Contiene un'interessante raccolta archeologica di marmi greco-romani e medioevali appartenenti al Comune; mobili napoletani e stranieri dei sec. XVII e XVIII; porcellane di Capodimonte, di Sèvres, di Sassonia, di Cina; cristalli di Boemia; vetri di Venezia e bronzi. Alle pareti si ammirano dipinti della scuola di Posillipo, tra cui le opere del Gigante e del Duclére, nonché tele del Cavallino, Spadaro, Salvator Rosa e A. Vaccaro. Da ricordare la collezione di intarsi di Saltovar.


Cappella di S. Maria dei Soccorso - Porto di Sorrento
L'aspetto originario della Marina Piccola, borgo marinaro, ha subito trasformazioni profonde in seguito alla costruzione di via De Maio nel 1866. Dell'antica via d'accesso rimangono tracce nelle scale che conducono alla marina, che ricordano quelle fenicie di Capri.
A testimonianza dell'antica struttura del luogo resta solo la piccola cappella edificata probabilmente dalla famiglia Correale, proprietaria dell'area. In questa cappella fu eretta nel 1831 una Congrega laicale intitolata a S. Maria del Soccorso e dalle anime del Purgatorio.
Particolare artistico di un certo pregio è la tela dipinta dal sacerdote Andrea Scarpato, raffigurante la Madonna del Soccorso nell'atto di scacciare un drago infernale che assale un giovane.
Caratteristica è la processione della Madonna che viene portata per mare su di una barca appositamente allestita, costeggiando le spiagge vicine e seguita da molte imbarcazioni.